Aracnofobia

Aracnofobia è il termine scientifico che indica una fobia specifica, in altre parole la paura dei ragni. Gli esperti sono ancora incerti sulla causa dell’aracnofobia. Ci sono, però, un paio di teorie, interessanti.

Quella più accreditata è stata avanzata da psicologi evolutivi. Questa visione suggerisce che l’aracnofobia è stata una tecnica di sopravvivenza per i nostri antenati.

Dal momento che la maggior parte dei ragni sono velenosi, anche se la maggior parte non costituire una minaccia per gli esseri umani, la paura dei ragni può aver creato nell’uomo la necessità  di sopravvivere e quindi riprodursi attivamente.

Altri psicologi sostengono che molti animali rappresentassero una minaccia maggiore per i nostri avi, dalle tigri ai coccodrilli, ma non erano piccoli invisibili e mortali. Pertanto, quegli psicologi ritengono che l’aracnofobia si basi più su un reale timore per la propria vita che altro, tale timore è rimasto impresso nel DNA e si è trasmesso nei secoli, sbiadendosi nella maggior parte dell’umanità, mentre in taluni elementi è rimasta viva.

Chi soffre di aracnofobia se si ritrova un ragno in casa, si può reagire in 3 modi:

  • Urlando
  • Scappando
  • Restando bloccato dal terrore.

Il soggetto non sarà in grado di “difendersi” e tanto meno di distinguere il tipo di ragno che sicuramente è innocuo, resterà in attesa di qualcuno che lo salvi, o se riesce a ritrovare lucidità, uscirà da casa e non rientrerà finché non gli sarà mostrato il cadavere dell’animaletto.

La vita di queste persone è molto condizionata, rifiutano di partecipare a escursioni, gite fuori porta, di andare al mare etc. Tocca a parenti e amici mostrare comprensione e convincere il paziente a farsi curare.

Come tutte le fobie specifiche, anche l’aracnofobia deve essere trattata con una terapia adeguata, in particolare con le tecniche cognitivo-comportamentali. Farmaci antidepressivi o anti-ansia possono anche essere d’aiuto in alcuni casi.

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